(Adnkronos) – Nuovo attacco con colpi d’arma da fuoco contro la chiesa di San Filippo Neri allo Zen a Palermo. I proiettili sono stati sparati nel muro e hanno danneggiato il quadro elettrico. Sul posto ci sono i poliziotti della Scientifica. Nei giorni scorsi erano stati sparati colpi di arma da fuoco contro l’ingresso secondario della chiesa del quartiere Zen, in via Fausto Coppi.
Inoltre ieri due giovanissimi, a bordo di uno scooter elettrico, hanno bloccato l’autista della linea 619 che stava per entrare allo Zen 2 e gli hanno puntato la pistola, dicendo ‘Da qui non si passa’. Il Presidente dell’Amat, l’Azienda trasporti di Palermo, Giuseppe Mistretta, ha scritto al Prefetto di Palermo, Massimo Mariani, dopo le minacce. “Non possiamo più andare avanti così dopo la sassaiola avevamo addirittura potenziato la linea che collega San Filippo Neri alla città. Adesso però basta. Serve maggiore sicurezza e controllo”, scrive Mistretta al Prefetto. “Questa volta si è superato davvero il limite”, dice ancora.
“Più dei colpi di pistola, mi fa paura l’inerzia della gente, della comunità che dovrebbe reagire in maniera compatta e forte. Serve un crescendo di impegno e coraggio per liberare il quartiere. Istituzioni e cittadini insieme, perché la repressione da sola non basta. Così come non servono i proclami. Allo Zen occorrono soluzioni”. A dirlo all’Adnkronos è padre Giovanni Giannalia, dopo l’ennesima intimidazione con altri colpi d’arma da fuoco esplosi contro la chiesa di San Filippo Neri allo Zen, a Palermo. A fine dicembre un grosso petardo era stato fatto esplodere contro l’ngresso secondario dell’edificio di culto in via Fausto Coppi, preso di mira anche con un fucile a pallettoni. Questa volta i proiettili sono arrivati dentro l’edificio, conficcandosi nel muro e danneggiando il quadro elettrico. “Presumibilmente l’episodio risale alla notte del 31 dicembre scorso – dice il parroco -. Stavolta hanno usato un’arma più potente, hanno sparato ad altezza d’uomo, se dentro i locali ci fosse stato qualcuno ci saremmo trovati di fronte a una tragedia”.
Dopo il primo episodio immediata era arrivata la denuncia del parroco e la condanna delle Istituzioni. “Già allora la presenza di bossoli a terra aveva fatto escludere l’ipotesi di una bravata, direi che adesso questa strada è definitivamente archiviata”, dice padre Giannalia. Un gesto intimidatorio, dunque, dietro i colpi esplosi contro la chiesa. “Forse la presa di posizione forte della parrocchia li ha infastiditi – ragiona il parroco -. E’ un modo per dire: ‘Non ci spaventiamo, devi essere tu ad aver paura e te lo dimostriamo così’. Occorre considerare la psicologia malata di chi compie questi gesti, la loro povertà mentale ed esistenziale. Vivono in una bolla delirante di violenza, ma deve essere chiaro che non possono comandare loro”. Nel quartiere, ammette don Giannalia, c’è “un crescendo pericolosissimo” di violenza. “Viviamo un’emergenza, un crescendo di pericolo di fronte al quale è necessario intervenire in maniera molto forte. Si sta perdendo il controllo, questa gente si muove indisturbata, sente di poter fare ciò che vuole, imponendosi con la paura e la sopraffazione. Adesso la palla passa alle Istituzioni e alla comunità, a quella parte sana dello Zen che non può rassegnarsi”.
Quello di padre Giannalia è un appello all’azione. Un appello che ha messo nero su bianco anche in una lettera di fine anno indirizzata ai fedeli dopo la prima intimidazione contro la chiesa. “Se tra di noi ci fosse più coraggio certo non vedremmo quello che ci tocca di vedere – scrive -. Dispiace dirlo ma l’inerzia e la paura sembrano dominare in questo quartiere. Allo stato massimo si trovano in coloro che hanno compiuto questi gesti che sono immersi nel male e hanno paura di essere svegliati e di rialzarsi”. Per don Giannalia “il rimedio al male c’è, ma passa attraverso ciascuno di noi. Se non reagiamo al male, nel modo in cui possiamo, allora è inutile lamentarsi e piangersi addosso e credo che sia inutile anche pregare”.
“Se è vero che colpire una chiesa è un gesto esecrabile perché ferisce un’intera comunità – oltre a evidenziare un disagio verso il quale l’impegno della Chiesa, delle Istituzioni e delle realtà che operano per il bene comune non può conoscere cedimenti -, di fronte a questo nuovo indegno attacco, che colpisce e danneggia addirittura l’aula nella quale si celebra la liturgia, alziamo la voce con forza nei confronti di chi crede di intimidire e di far indietreggiare l’annuncio coraggioso del Vangelo e l’impegno di riscatto sociale e culturale del quartiere”. A dirlo è l’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, dopo la nuova intimidazione alla parrocchia San Filippo Neri allo Zen.
“Ostentare queste forme di violenza e di aggressione è segno di debolezza, oltre che di grettezza e di sottosviluppo umano – prosegue -. Chi usa violenza non è un uomo, è un bruto, un mostro. Rinnoviamo il nostro appello a tutti coloro che ne hanno il ruolo di continuare a mettere in campo un’azione sinergica che preveda, oltre a una costante e decisa attività di controllo del territorio, una lungimirante politica urbanistica su questi quartieri della città, unitamente a una rinnovata progettualità educativa e di cura delle persone, affinché i semi di speranza piantati recentemente nel cuore di questo quartiere, periferia geografica ma non umana di Palermo, possano portare frutti abbondanti di rigenerazione. La Chiesa palermitana continuerà a dare con creativo coraggio il suo apporto”.
L’arcivescovo di Palermo “condanna con fermezza” l’accaduto e torna ad abbracciare, a nome dell’intera comunità ecclesiale palermitana, padre Giovanni Giannalia, parroco della chiesa di San Filippo Neri, incoraggiandolo e sostenendo la Comunità parrocchiale impegnata a “offrire la fresca presenza dell’Evangelo tra le case e le vie del quartiere”.
