(Adnkronos) – Un sonno disturbato si traduce nella maggiorparte dei casi in stanchezza e sonnolenza. Due sintomi che hannno effetti negativi sulla salute a più livelli: dai più noti come la mancanza di concentrazione e l’irritabilità a quelli insospettati come una probabilità – di oltre cinque volte maggiore – di incorrere in cadute accidentali, ma anche un aumento esponenziale di disturbi visivi, dell’equilibrio, dell’udito, oltre a problemi d’ansia. A evidenziare questi inaspettati ‘effetti collaterali’ di un cattivo riposo notturno uno studio curato da Luciano Bubbico, medico e responsabile del gruppo di ricerca sulle disabilità neurosensoriali dell’Istituto nazionale di analisi politiche pubbliche (Inapp) e pubblicato sulla rivista dell’istituto, ‘Inapp Policy Brief’.
“La stanchezza e la sonnolenza diurna – spiega Bubbico all’Adnkronos Salute alla vigilia della Giornata mondiale del sonno – rappresentano un serio tema di salute pubblica, con importanti implicazioni sulla sicurezza domestica, stradale, lavorativa e sulla qualità della vita”. Per approfondire l’argomento il gruppo di ricerca ha analizzato un campione rappresentativo di 45.000 persone, di età compresa tra 18 e 74 anni. In questo campione il 32% ha riferito di soffrire di sonnolenza e stanchezza diurna. Tra questi più della metà (56%) ha riferito disturbi cronici del sonno nell’ultimo anno. In chi soffre, inoltre, di stanchezza e sonnolenza è stata registrata una probabilità di oltre cinque volte maggiore, rispetto alla media, di incorrere in cadute accidentali (23%). In più queste persone soffrono tra le quattro e le sette volte di più di disturbi visivi (34%), dell’equilibrio (31%), di problemi uditivi in ambiente rumoroso (29%) e disturbi d’ansia (29%)
La maggiore novità che è emersa dallo studio, precisa Bubbico, “è stata proprio la correlazione tra l’aumento delle cadute accidentali con la sonnolenza e stanchezza cronica (dovute a disturbi del sonno). Io mi occupo di prevenzione delle cadute nell’anziano che normalmente sono legate a disturbi vestibolari. A fronte delle prime evidenze, quindi, è venuto quasi spontaneo incorciare i dati sulle cadute a domande sui disturbi uditivi, visivi e vestibolari, cioè dell’apparato sensoriale. Ed è la prima volta che l’analisi mette insieme questi elementi. I risultati sono stati molto significativi”. Ma perché questo legame tra sonno e cadute? “Il problema – evidenzia il ricercatore – a mio avviso è bidirezionale. Il sonno, infatti, è regolato da un orologio cronobiologico che si trova a livello ipotalamico, e che controlla il passaggio dal sistema autonomo, cioè dal sistema simpatico al sistema parasimpatico. Per essere semplici: normalmente nell’uomo l’organismo attiva il sistema simpatico verso le ore 9-10 del mattino: praticamente aumentano gli ormoni, quindi si è pronti per affrontare la giornata. Verso le 19, il sistema simpatico abbassa la sua funzione e si attiva il sistema parasimpatico, che abbassa la frequenza cardiaca, la pressione e aiuta ad avvicinarsi al sonno”.
Ora, “se questo sistema funziona, tutto va bene: funziona il sistema ormonale, il sistema sensoriale, eccetera. Quando viene alterato il meccanismo l’organismo cerca di attivare i sistemi sensoriali che vanno in iperattività. E questo potrebbe avere a che fare con l’aumento delle cadute. Ma servirà andare avanti con la ricerca per capire di più”, sottolinea il ricercatore evidenziando gli effetti positivi di una maggiore conoscenza del fenomeno nella prevenzione degli infortuni. “C’è un legame tra rischio di infortuni sul lavoro e un alterato ciclo del sonno. Ma anche con la qualità dell’attività lavorativa, perché chiaramente il sonno disturbato altera sia le funzioni cognitive sia quelle attentive. La stanchezza può produrre un errore”.
Questo è un elemento su cui si può agire. “Negli Stati Uniti per esempio, sono molto attenti. In alcuni settori a rischio – aziende con operai che lavorano sulla strada oppure sulle altezze – si sta utilizzando un sensore oculare, un pupillometro. Un apparecchio che studia il diametro pupillare che è direttamente correlato allo stato di stanchezza e allo stato di sonno. Se una persona ha dormito bene, per le sue sette ore tranquille, ha un diametro pupillare nella norma. Se questo diametro pupillare si modifica, in queste aziende si evita alla persona quell’attività pericolosa. Un’altra pratica che molte aziende utilizzano all’estero è la sleep room, cioè una stanza dove il lavoratore di attività a rischio, se stanco, può riposare” .
Per Bubbico, quindi, “studi futuri dovrebbero concentrarsi sull’identificazione e il trattamento della qualità del sonno, per sviluppare politiche pubbliche mirate e campagne di informazione ed educazione per la popolazione generale, per il personale sanitario e i lavoratori. Questo approccio integrato può incidere positivamente sulla salute pubblica, riducendo la spesa sanitaria e sociale”, conclude.
